Tecnica diagnostica per immagini che permette, tra le altre, di studiare la struttura dell'ovaio e per individuare eventuali lesioni neoplastiche.
DIAGNOSTICA DELLE PATOLOGIE OVARICHE
In questa pagina forniamo una panoramica delle varie condizioni patologiche che possono interessare le ovaie, dalle loro caratteristiche normali alle diverse cisti e neoplasie. La guida esplora i cambiamenti fisiologici durante il ciclo ovarico, le caratteristiche delle cisti follicolari e luteali, la sindrome dell'ovaio policistico, le neoplasie benigne e maligne, e altre condizioni come l'edema ovarico massivo e la torsione degli annessi. Una diagnostica basata su risonanza magnetica (RM) e altri strumenti di imaging, offrendo preziose informazioni per la diagnosi e il trattamento delle patologie ovariche.
Durante il ciclo mestruale, le ovaie nelle donne in età riproduttiva attraversano varie fasi, includendo lo sviluppo del follicolo, l'ovulazione, e la formazione e regressione del corpo luteo. Generalmente, le ovaie si trovano nella fossa ovarica e sono ben visibili con la risonanza magnetica (RM). In immagini T2-pesate, la corteccia ovarica mostra intensità inferiore rispetto alla midollare e può contenere piccole cisti fisiologiche, variabili durante il ciclo. Nel periodo preovulatorio, i follicoli dominanti possono raggiungere dimensioni di 17-25 mm, mentre dopo l'ovulazione, il corpo luteo può apparire come una cisti con pareti spesse. In menopausa, le ovaie appaiono come strutture di bassa intensità in T2.
Queste piccole cisti si trovano frequentemente nelle ovaie postmenopausali e non si trasformano più in follicoli o corpi lutei.
A seguire le diverse formazioni cistiche. >>>
Le cisti follicolari si formano quando i follicoli non regrediscono o non ovulano. Di solito variano da 3 a 8 cm, raramente superano i 5 cm, e possono contenere fluido o sangue. Se superano i 5 cm, dovrebbero essere monitorate ecograficamente poiché possono essere confondibili con cisti neoplastiche. Spesso regrediscono spontaneamente entro due cicli mestruali.
Queste cisti si sviluppano quando il corpo luteo non regredisce dopo l'ovulazione e sono visibili alla fine della fase luteale o durante la gravidanza. Hanno diametri tra 2,5 e 6 cm e possono avere pareti spesse. La RM mostra variabili caratteristiche di segnale, a volte con emorragie. L'ecografia può monitorare la regressione, ma in caso di sanguinamento massivo, la RM è cruciale per diagnosticare correttamente.
La SOPC colpisce circa il 20% delle donne in pre-menopausa ed è caratterizzata da iperandrogenismo e anovulazione cronica. RM mostra ovaie leggermente ingrandite con piccoli follicoli periferici e stroma centrale voluminoso. La diagnosi può escludere altre condizioni di iperstimolazione ormonale.
L'aumento dei livelli di hCG può causare ingrossamento ovarico bilaterale con cisti della teca luteinica, che possono provocare tensione addominale. Se l'aumento di hCG è indotto, la condizione è detta iperstimolazione ovarica; se naturale, è iperreazione luteinale. RM può differenziare queste condizioni da tumori ovarici cistici.
Le cisti endometriali, comuni nella pelvi, contengono emoderivati e mostrano alta intensità in T1 e bassa in T2. RM è altamente sensibile e specifica per la diagnosi, distinguendole da cisti dermoidi tramite saturazione del grasso. Possono rompersi causando dolore acuto, con segni rilevabili in RM.
Queste cisti derivano dall'accumulo di fluidi dovuti a ovaie attive o aderenze post-chirurgiche o infiammatorie. RM le mostra come masse cistiche uniloculari o multiloculari, con configurazioni tipiche che le distinguono da neoplasie ovariche cistiche.
Torsione degli Annessi
La torsione degli annessi causa dolore pelvico acuto e richiede intervento urgente per preservare la fertilità se l'ovaio non è necrotico. RM può diagnosticare torsioni mostrando un peduncolo vascolare arrotolato e alterazioni di segnale nello stroma.
Rara condizione causata da torsione parziale o intermittente con ostruzione del drenaggio venoso, provoca ingrossamento ovarico senza necrosi. RM mostra follicoli incorporati, aiutando nella diagnosi differenziale da neoplasie.
Condizione non neoplastica durante la gravidanza con ingrossamento bilaterale delle ovaie. RM mostra masse solide multinodulari, differenziandole da altre condizioni tramite caratteristiche del segnale.
Causata da infezione ascendente, PID è trattata con antibiotici. RM può valutare accuratamente ascessi tubo-ovarici mostrando pareti irregolari e infiammazioni, aiutando nella diagnosi e trattamento.
Le neoplasie benigne delle ovaie sono tumori non cancerosi come cistoadenomi sierosi e mucinosi, teratomi maturi (dermoidi) e fibromi. Queste neoplasie possono causare sintomi e richiedere trattamento per evitare complicazioni. La diagnosi tramite risonanza magnetica (RM) è fondamentale per una gestione adeguata.
A seguire le diverse formazioni neoplastiche benigne. >>>
Tumori a cellule germinali con segnale simile al grasso in RM, utili per identificare complicazioni come torsione, rottura e trasformazione maligna.
Variante rara di teratoma con tessuto tiroideo. RM mostra cisti multiloculari con diverse intensità di segnale.
Neoplasia cistica ovarica epiteliale, con aspetto uniloculare o multiloculare. Pareti spesse e setti possono suggerire malignità.
Raro tumore con tessuto fibroso denso. RM mostra masse cistiche complesse con componenti solide
I tumori solidi dell'ovaio possono essere masse solide o cistiche, come fibromi, fibrothecomi e tumori a cellule della granulosa. La valutazione diagnostica, spesso tramite ecografia e risonanza magnetica, è cruciale per distinguere le caratteristiche benigne da quelle maligne. La gestione clinica varia in base alla natura, dimensioni e sintomi del tumore.
A seguire le diverse forme di tumori. >>>
Raro tumore epiteliale con segnale ipointenso in T2 e calcificazioni peculiari. RM, ecografia e CT possono suggerire diagnosi.
Tumori stromali benigni con segnale basso in T2 riflettendo tessuto collagene abbondante. Possono essere associati a Sindrome di Meigs.
Rara condizione benigna con masse ovariche bilaterali e componenti fibrose, diagnosticabili tramite RM.
Tumori benigni con componenti cistiche e solide eterogenee. RM dinamica con contrasto può evidenziare ipervascolarità.
RM OVAIO
Le principali caratteristiche di malignità in risonanza magnetica includono:
Misurazioni e valutazioni:
CASI DI TUMORE RETTALE CON INFILTRAZIONE DELLA SOTTOSIEROSA E DEL GRASSO MESORETTALE
La risonanza magnetica (RM) è uno strumento essenziale nello studio del tumore del retto, in quanto fornisce informazioni dettagliate che sono cruciali per la pianificazione del trattamento chirurgico e oncologico. Ecco quando è indicata e cosa offre al chirurgo nello studio del tumore del retto
DIAGNOSTICA RM DEL TUMORE RETTALE
1. Stadiazione preoperatoria:
2. Pianificazione chirurgica:
3. Determinazione della strategia di conservazione degli sfinteri.
4. Localizzazione del tumore:
5. Valutazione della risposta alla terapia neoadiuvante:
RM RETTO
1. Stadiazione accurata (TNM):
2. Valutazione del CRM:
3. Pianificazione del tipo di resezione:
4. Informazioni su possibili complicanze:
5. Monitoraggio della risposta alla terapia:
Queste informazioni ottenute dalla RM sono cruciali per il chirurgo, poiché consentono di pianificare un intervento che massimizzi le possibilità di rimozione completa del tumore, minimizzando al contempo il rischio di recidiva e preservando la qualità della vita del paziente.
DIAGNOSTICA RM ADDOME INFERIORE
La risonanza magnetica (RM) è considerata indispensabile nello studio delle fistole anali per diverse ragioni. Ecco i principali punti che rendono la RM una modalità di imaging cruciale per questa condizione:
1. Dettagli anatomici:
La RM offre una visualizzazione dettagliata ,ad elevata risoluzione spaziale e delle strutture anatomiche del pavimento pelvico, in particolare degli sfinteri anali, consentendo grazie anche all’ ottima differenziazione contrastografica delle strutture in esame , di identificare con precisione il percorso della fistola, la sua origine e le sue ramificazioni. Questo è particolarmente importante per la pianificazione chirurgica.
2. Classificazione della fistola:
La RM permette di classificare le fistole secondo il sistema di Parks (inter-sfinterica, transfinterica, soprasfinterica, extrasfinterica), che è fondamentale per determinare l'approccio terapeutico più adeguato.
3. Distinzione tra fistole complesse e semplici:
La RM aiuta a distinguere le fistole semplici da quelle complesse, identificando la presenza di tratti secondari o cavità non drenate, che possono alterare significativamente la gestione clinica.
4. Identificazione di complicanze:
La RM è in grado di identificare con precisione (sequenze in diffusione ,mappe adc e sequenze contrastografiche) complicanze come ascessi, cavità suppurative e sepsi perianale, che possono non essere rilevate con altre tecniche di imaging o clinicamente.
5. Esame:
paziente in posizione supina a cui non viene richiesta l’ apnea .Durata 20 minuti.Spesso non utilizzato il mezzo di contrasto soprattutto in presenza di fistole semplici.
6. Monitoraggio post-operatorio:
La RM è utilizzata anche per monitorare la guarigione post-operatoria e per rilevare eventuali recidive, grazie alla sua capacità di visualizzare i tessuti molli con grande accuratezza.
7. Assenza di radiazioni:
A differenza della TC (tomografia computerizzata), la RM non utilizza radiazioni ionizzanti, rendendola una scelta sicura, soprattutto per pazienti giovani e per studi ripetuti.
Questi aspetti fanno della risonanza magnetica lo strumento di scelta per la diagnosi e la gestione delle fistole anali, soprattutto nelle situazioni più complesse o in cui le altre tecniche diagnostiche sono meno efficaci.
ANATOMIA DEL CANALE ANALE: